Violenza contro le donne: Istat, +80% di chiamate al numero 1522

Il boom di chiamate si è avuto a partire da fine marzo 2020, in piena pandemia, con picchi ad aprile (+176,9% rispetto allo stesso mese del 2019) e a maggio (+182,2 rispetto a maggio 2019), ma soprattutto in occasione del 25 novembre, la giornata in cui si ricorda la violenza sulle donne, anche per effetto della campagna mediatica.

Quando si chiama il 1522 la violenza segnalata è soprattutto fisica, ma quasi tutte le donne hanno subito più di una forma di violenza, e tra queste emerge quella psicologica.

Un altro dato preoccupante è che, rispetto agli anni precedenti, sono aumentate le richieste di aiuto delle giovanissime fino a 24 anni di età (11,8% nel 2020 contro il 9,8% nel 2019) e delle donne con più di 55 anni (23,2% nel 2020; 18,9% nel 2019). In quanto agli autori, aumentano le violenze da parte dei familiari (18,5% nel 2020 contro il 12,6% nel 2019) mentre sono stabili le violenze dai partner attuali (57,1% nel 2020).

Nei primi 5 mesi del 2020 sono state 20.525 le donne che si sono rivolte ai Centri antiviolenza (CAV), per l’8,6% la violenza ha avuto origine da situazioni legate alla pandemia (per esempio una convivenza forzata).

Nella maggior parte dei casi questi centri hanno supportato le donne tramite colloqui telefonici, altre hanno utilizzato la posta elettronica, ma numerosi sono stati anche i colloqui in presenza nel rispetto delle misure di distanziamento.

Più complicata è stata l’ospitalità delle donne nelle Case Rifugio: infatti, come spiega l’Istat, questo tipo di accoglienza ha risentito più degli altri della situazione emergenziale. Così, per evitare di mettere in pericolo le donne già residenti nelle Case, le operatrici hanno adottato altre strategie come l’ospitalità in bed and breakfast o in altre collocazioni provvisorie.

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