Innocente accusato da intelligenza artificiale

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Incriminato da un programma di riconoscimento facciale, nel febbraio del 2019 il trentenne Nijeer Parks viene arrestato nella stazione di polizia di Woodbridge, New Jersey. Attraverso un controllo incrociato con un documento ritrovato sulla scena del crimine, il software, sbagliando, lo identifica come autore di diversi crimini. Già condannato per spaccio, al momento del fermo è completamente pulito da tempo. I reati contestati non sono leggeri: aggressione, uso di documenti falsi, possesso illegale di armi, resistenza all’arresto. Nijeer è innocente ma ci vuole un anno perché venga scagionato.

A differenza dell’occhio umano, gli algoritmi, anche quelli più sofisticati, possono commettere degli errori nella comparazione di immagini fotografiche, specialmente se la carnagione del soggetto è “scura”, e Nijeer è afroamericano come il vero colpevole. Nonostante queste lacune, la tecnologia di riconoscimento facciale, che si appoggia a sistemi di intelligenza artificiale, viene utilizzata negli Stati Uniti sia come strumento di indagine sia come prova. Scosso dall’accaduto, Parks ha dichiarato di non trovarsi più a suo agio di fronte alla polizia, che ha dimostrato di poterlo incriminare e rinchiudere in cella senza che lui abbia potuto fare nulla. Oggi è libero, ma nessuno gli ha chiesto scusa per l’accaduto.

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